turista per finta

Name:
Location: Italy

Friday, January 26, 2007

Questo e' anche il mio progetto!


da: http://www.repubblica.it/scienza_e_tecnologia/index.html

SCIENZA & TECNOLOGIA

Il progetto messo a punto da ricercatori trentini e l'ong Intersos
Come intervenire nell'area di crisi definita "l'inferno della Terra"

Computer e mappe su internet
per aiutare i rifugiati in Darfur

di ROSALBA MICELI

Con ogni probabilità oggi anche Madre Teresa, se fosse ancora viva, si servirebbe di un sistema informatico per seguire i diseredati che vivono sui marciapiedi di Calcutta. Lo stesso che potrebbe monitorare e contribuire alla gestione dell'emergenza umanitaria in Darfur, nel Sudan, e il cui progetto è stato presentato nei giorni scorsi al Centro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trento (ITC-irst). Si tratta di tecnologie WebGIS (GIS in Internet) tutte open source, pronte per essere operative fra brevissimo tempo sul posto, sviluppate da una collaborazione tra l'ITC-irst, un suo spin-off, e l'organizzazione umanitaria non governativa Intersos, partner dell'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite.

Dopo un primo periodo di test in Darfur, il sistema sarà disponibile sul web e farà conoscere a tutto il mondo la reale situazione in quell'area di crisi, definita "l'inferno della terra" da Kofi Annan. Spiega Alessandro Guarino, responsabile per l'Italia di Intersos: "Ci permetterà di sapere cosa accade veramente in Darfur in tempo pressoché reale, dando quindi gli elementi giusti per organizzare gli interventi umanitari in modo semplice e mirato, senza sprechi di tempo e risorse oltre a condividere le informazioni con altre organizzazioni che operano sul posto. E a pianificare gli interventi diretti a rimuovere le cause che ancora ostacolano la fine del conflitto".


Il progetto prende il via da un incontro fortunato: nell'agosto 2006, il matematico Cesare Furlanello, responsabile del progetto di ricerca "Modelli predittivi per dati biologici ed ambientali" dell'ITC-irst, specializzato in sistemi GIS, incontra Sergio Odorizzi di Intersos, venuto ad illustrare le attività in Sudan ai ragazzi ospiti di Web Valley, il campo estivo di formazione e ricerca dell'ITC. Nasce subito l'idea di unire le rispettive competenze, coniugando spirito umanitario e tecnologia d'avanguardia. Ieri la firma di un accordo aperto a nuovi sviluppi.

L'azione umanitaria nel Darfur occidentale. Intersos è una delle più grandi organizzazioni umanitarie europee, con sede centrale in Italia. Fondata nel 1992 con il sostegno delle Confederazioni sindacali italiane, dal 2004 è presente in Darfur a supporto degli sfollati e dal 2005, per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, si occupa del monitoraggio della situazione umanitaria in oltre 500 villaggi del Darfur occidentale. Sul posto, in un'area grande quasi quanto la Francia, si trovano diverse organizzazioni umanitarie anche se Intersos è l'unica che oltre a fornire assistenza, segue i movimenti dei rifugiati, con l'obiettivo di favorirne il ritorno, in condizioni di sicurezza. Dopo la mappatura dei villaggi (ottobre 2004-luglio 2005), le attività si sono concentrate nel monitoraggio dei ritorni su base trimestrale (agosto 2005-dicembre 2006). Gli operatori girano continuamente in lungo e in largo, con evidenti problemi di sicurezza e di accessibilità, muniti di carta e penna. Le informazioni raccolte con i questionari cartacei (nome e coordinate GPS del villaggio, condizioni generali, caratteristiche della popolazione, percentuale delle tribù) vengono trasformate in dati poi inviati al centro operativo di Garsila. Così finora è stato possibile mettere a punto delle carte tematiche che mediante semplici simboli, come cerchietti colorati, evidenziano lo stato dei villaggi (distrutti, abbandonati, abitati, insediati da nomadi), la presenza di sfollati interni, rifugiati o ritorni, lo stato di servizi essenziali (scuole, ospedali, pozzi), o le condizioni della terra.

"A causa del conflitto, dal 2003 in Darfur si sta consumando una grave crisi umanitaria, della quale in Europa non arriva la percezione, per numero di vittime e per drammi sociali" riferisce Sergio Odorizzi che vi ha appena trascorso 15 mesi. Impressionanti le cifre: 2.300.000 sfollati interni, 250.000 rifugiati in Chad e 350.000 le vittime stimate.

Il sistema informatico WebGis
I sistemi GIS, acronimo di Geographic Information Systems, sono strumenti software che permettono di gestire ed elaborare informazioni di varia natura associate al territorio. L'imponente mole di informazioni raccolte in Darfur ha orientato verso l'utilizzo di tecnologie GIS per disporre di un database centralizzato, continuamente aggiornato e accessibile da chiunque (naturalmente on line). La piattaforma WebGis presentata dall'ITC consente l'analisi integrata dei dati su rifugiati e sfollati e le rispettive aree di origine, lo studio delle dinamiche in atto e dei possibili scenari futuri. Per esempio, tramite una query, si può interrogare il sistema riguardo ai villaggi dove si trova attualmente una certa tribù, sapere di quante persone è composta, che movimenti ha avuto di recente, se dispone di risorse, quali sono i soggetti più vulnerabili. I dati vengono visualizzati mediante mappe o in dettaglio con tabelle. Tutti i componenti del sistema sono basati sulle specificazioni dell'Open Geospatial Consortium e le applicazioni informatiche del progetto saranno sviluppate in ambiente open source per svincolarle da licenze proprietarie, in modo da essere facilmente trasferibili ai partner locali. In una parola: tecnologia sostenibile e dal volto umano.

(26 gennaio 2007)

Friday, January 19, 2007

Eccessi e cessioni

A scrivere un blog che legge anche la tua mamma e il tuo papa’ ci si perde sempre.

Avrei un sacco di succulenti episodi da vita spericolata di cooperante da raccontarvi., ma facendolo, farei venire meno la mia mamma. E il mio papa’ fisserebbe attonito lo schermo, preferendo non accettare di avere capito.

Vi basti sapere che a Geneina e’ stato un periodo di festeggiamenti per vittorie vinte, per eccessi generali. E se i Janja (i nomadi, quelli che hanno le armi e che vogliono prendere tutto agli africani, i cattivoni, insomma, per semplificare questo terribile pasticcio che e’ la crisi del darfur) festeggiano, sprecano proiettili e rubano macchine.
In tutte i due casi, non e’ una bella aria per i kawagjia (per i bianchi).
Per questa ragione, abbiamo seguito un fuggi fuggi generale e ci siamo spostati su Khartoum, per una settimanella, giusto per festeggiare Natale.

E li’ abbiamo fatto eccessi. Menu’ a 4 stelle, pasta al ragu, fette di salame e parmigiano, pandoro e torrone per dolce. Gli italiani sanno come mangiare, e’ risaputo, anche in Sudan. Se ci sono piu' di 2 italiani in una stanza e’ sicuro che un pezzo di parmigiano salta fuori da qualche valigia.
Incorro in grosse denuncie, ma ammetto che e’ girato pure un liquore di origine cinese.

A capodanno, invece, ad Habila, vicino al confine sudanese, anche li’ e girato alcool. Vodka svedese. E pure li’, bagordi. Pasta col pesto, con basilico amorevolmente curato nelle basi INTERSOS. Noccioline non tostate al posto dei pinoli, ma non male come effetto generale

Un mese di eccessi e cessioni.

Cedemmo agli spari: lasciati gli infraditi, abbiamo indossato calze e scarpe e abbiamo calcolato quale forza ci sarebbe voluto per catapultarci dal muro, nella casa dei vicini. Se entrano e i cani gli si avventano contro, i Janja sparano, che fare dunque? Il vicino, diceva il mio collega, d’accordo. Ma chi e’ il vicino? Un arabone. Va bene, ma speriamo che ci stia a nascondere due kawagjia.

Fortunatamente non sono entrati, e neppure i proiettili.

Cosi’ sono di nuovo qua nella mia base di Geneina, con i miei cani nani, la mia stanza impolverata.
Il mio nemico principale ora e’ il freddo e il vento freddo che entra da tutte le grate che fungono da finestre nella mia casetta. Due coperte sintetiche tirate su fino al naso fungono da riparo. La notte girnadomi faccio le scintille, e tiro certi fulmini solamente, sfiorando il lenzuolo sintetico puro al 100%.
La mattina si gela, non riesco a trovare la forza per alzarmi e se lo faccio, impreco. Impreco tanto.
Le doccie e i conseguenti shampoo sono scesi a uno ogni due giorni, perche’ il freddo mi scoraggia. Inoltre scaldare l’acqua nel pentolone, a volte col carbone, e’ una procedura torppo lunga e non posso farla tutti i giorni. L’aria secca mi taglia la pelle. E la sabbia mi rimane sotto le unghie...

Urge manicure